Un comunicato stampa Vivino, arrivatomi via email, ha decisamente attirato la mia attenzione, cosa che non capita praticamente mai parlando di comunicati stampa. Cerco qui di riassumerne i contenuti salienti, senza fare copia incolla, per farci poi un paio di riflessioni tra di noi.
I numeri di Vivino oggi
L’app del vino più scaricata al mondo conta oggi 29 milioni di utenti in totale e 2,3 milioni in Italia. Il rapporto, anche solo a occhio, ci fa capire che nel nostro paese Vivino piace e funziona.
Gli utenti Vivino esplorano ogni giorno oltre 2 milioni di vini e, ecco uno dei dati più interessanti, in Italia ci sono già più di 12.500 etichette acquistabili in app (oltre 100.000 nel mondo) tramite i partner Vivino. La procedura è resa inoltre estremamente veloce grazie alla tecnologia Vivino Checkout, che permette l’acquisto con 2 semplici click. A confronto, ricordo che Tannico conta circa 11.000 referenze.
Proprio sul fronte commerciale, Heini Zachariassen, fondatore e CEO di Vivino, si sbilancia con un’affermazione decisamente ambiziosa, quella di arrivare a permettere l’acquisto in app di ogni vino presente sul mercato.
Al di là di questo obiettivo certamente sfidante e realizzabile con tutti i se, i ma, le eccezioni e gli Amazon del caso (se e quando deciderà di entrare pesantemente nel mercato del vino), Vivino è oggi forte di un finanziamento da 20 milioni di dollari che gli permette di proseguire sviluppi, evoluzioni e strategie per raggiungere un altro e più concreto obiettivo, vendere 1 miliardo di dollari di vino entro il 2020.
Il Vivino Market
Vivino lo sa, lo ha sempre saputo, che per monetizzare e dunque sopravvivere, avrebbe dovuto iniziare pesantemente a vendere il vino che prima ci ha abituato a fotografare, scansionare, condividere, commentare e valutare con le stelline.
Ma Vivino fa un ulteriore passo avanti, presentando anche in Italia il Vivino Market, una tecnologia in grado di suggerire alle persone i vini “migliori” in relazione a gusti personali dedotti dalle abitudini di utilizzo dell’applicazione e del sito web.
I dati raccolti sono quelli dell’intera community e, ovviamente, più si utilizza l’app indicando preferenze, navigando vini e scansionando etichette, più l’algoritmo riesce a offrire un risultato migliore e più accurato in termini di suggerimenti e consigli all’acquisto.
Sono consapevole che raccontata così pare una roba brutta, ma davvero non la è. E non la è nel momento in cui io consumatore ottengo un vantaggio nell’acquisto e tu cantina un’opportunità in più nella vendita.
Vivino vuole diventare il più grande marketplace di vino online e intende farlo con l’offerta, con la sua numerosa community consolidata e fidelizzata nel tempo, con i big data e con un algoritmo.
C’è anche Vivino Premium
Ecco un’altra novità annunciata nel comunicato stampa. Esattamente come per Amazon Prime, se ti iscrivi a Vivino Premium a paghi il canone annuo di 24,00 euro, hai diritto a spedizioni gratuite e ad altri vantaggi commerciali come sconti e offerte selezionate.
Se i tuoi acquisti in app / web ammontano anche solo a 2 all’anno, e se acquisti bottiglie e non bancali, mi sa che a iscriverti a Premium fai l’affare della vita. Perché non farlo dunque, si domanderanno in molti iscrivendosi al servizio.
E l’innovazione?
L’innovazione non c’è. Vivino non inventa nulla di nuovo. Compie piuttosto alcune mosse ben precise, ragionate, pianificate e, ammettiamolo, attese. Lo fa molto bene e lo fa forte di una community costruita e consolidata nel tempo.
Noi, che discutiamo di digital con la stessa facilità con la quale degustiamo vino, non ci stupiamo certo se ci monitorano, ci profilano e poi cercano di venderci qualcosa. Conosciamo le regole del gioco, ne facciamo parte, a volte in maniera inconsapevole a volte meno.
Ogni nuovo utente che scarica e prova la app anche solo per curiosità, che “ci gioca” per qualche tempo, offre a Vivino un piccolo ma significativo pezzo di un puzzle che rende alla piattaforma sempre più facile migliorare il proprio servizio a fronte della comprensione sempre maggiore delle abitudini e dei gusti della propria community.
Com’era e com’è
Io, che non uso regolarmente Vivino, mi sono registrato all’app a gennaio 2015.
Per curiosità sono andato a recuperare l’email di benvenuto che mi arrivò al tempo. Il testo, tradotto sommariamente da me dall’inglese, recitava:
Benvenuto nella più grande comunità vinicola del mondo!
Ora puoi trovare la bottiglia giusta, al giusto prezzo, per l’occasione giusta – sempre e ovunque.
Basta prendere una foto di qualsiasi etichetta di vino per vedere le valutazioni e le recensioni di milioni di amanti del vino, ottenere consigli in base ai propri gusti e conoscere meglio i vini che ti piacciono.
Le tue avventure enoiche iniziano ora!
Altri 3 box di testo presenti nel piede dell’email offrivano alcuni consigli sulle valutazioni e recensioni dei vini, su cosa puoi imparare e condividere sui vini e sulle persone, liste e articoli in grado di farti trovare il vino “giusto”.
Come puoi vedere, l’unico accenno all’acquisto di vino è nelle due parole “giusto prezzo”. Per il resto il focus era concentrato sulla community.
Oggi questo è quello che leggi se cerchi Vivino in Google:
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Mentre queste sono le prime righe di descrizione della app nell’Apple Store:
Acquistare vino in Vivino è semplice e facile. Vivino ha eliminato l’incertezza nello shopping di vino.
Se poi osservi oggi l’homepage web di Vivino (ricordo che Vivino non è solo app ma anche un sito web) ti rendi conto di essere in un e-commerce, un e-commerce del vino con 29 milioni di iscritti e 100.000 etichette acquistabili nel mondo.
La direzione dell’e-commerce del vino
L’evoluzione attuata da Vivino, le direzioni del mercato, i cambiamenti in atto ad opera di tecnologie e piattaforme digitali, completano un panorama e-commerce del vino che sembra sempre di più sbilanciato a favore dei grossi player.
Per completare il quadro della situazione e-commerce del vino globale leggi anche il mio post Il vino italiano all’estero ha bisogno dell’e-commerce.
Un commercio elettronico direttamente gestito dalla piccola cantina, proprietario, sembra una prospettiva, seppur da alcuni ancora auspicata e prevista, in rapido e costante allontanamento.
Pensiamo anche solo al fatto che se una persona vuole rifarsi la cantina trova certamente più comodo acquistare su un portale con migliaia di etichette piuttosto che mettersi a girare N siti specifici di N aziende per compiere differenti procedure d’acquisto, magari con diversi metodi di pagamento, tempi e costi di spedizione.
La comodità, l’offerta e l’uniformità dell’esperienza utente premierà sempre e comunque i grandi e-commerce? Staremo a vedere.
Nel frattempo occhi aperti su Vivino, su Tannico e su tutti gli altri. E se hai trovato interessante questa lettura non dimenticarti di condividere il post.